Io posso!

Io posso!

La relazione che abbiamo con l’archetipo paterno, così come l’archetipo materno, determinerà le scelte e i rapporti con ogni singola persona che incontreremo nella nostra vita.

Sembra quasi esagerato detto così, e mi rendo conto che fa un po’ di paura, perché non siamo sempre consapevoli del come funzionano questi due importanti archetipi nel nostro modo di relazionarci col mondo.

Se il rapporto con la madre risponde alla domanda: mamma dimmi, chi sono?
Il rapporto col padre, di conseguenza, risponderà alla domanda: papà dimmi, posso essere chi sono?

Anticamente nelle società matriarcali, e parlo davvero di tanto tempo fa, il bambino veniva cresciuto dall’intera comunità, ma solo dalle donne fino a un certo periodo di vita, dopodiché subentrava il padre che lo istruiva al mondo.

Se nei primi anni la madre forgiava la creatura a capire questo benedetto “chi sono?”, il padre successivamente le faceva imparare come mettere in pratica questo “chi sono” e diventava “io posso!”

Al giorno d’oggi queste cose non accadono più e ci dobbiamo arrangiare, dobbiamo scoprire da sole il nostro “chi sono” e dobbiamo diventare abbastanza autonomi e forti per capire che possiamo farcela. Anche se abbiamo avuto accanto padri e madri amorevoli, il risultato non cambia. Perché c’è stata tolta la crescita nella comunità, ogni famiglia è un piccolo nucleo a sé stante e di conseguenza, fino a una certa età, nostra madre sarà l’unico esempio femminile che avremo, con tutti gli annessi e connessi, nel bene e nel male. Stessa cosa per la figura maschile più importante della nostra vita, non essendoci la possibilità di conoscere un’energia maschile diversa dal nostro genitore, ci sarà molto difficile comprendere questo grande mistero.

Ci sono famiglie allargate, esistono piccole comunità dove i bambini nascono e crescono avvolti dalla premura di individui diversi tra loro, ma sono molto rare.
Cosicché, come detto sopra, ci dobbiamo arrangiare. Come?

Eh, bella domanda!

Personalmente penso che sia un lavoro che non finisce mai e che ci accompagnerà fino alla fine dei nostri giorni, in un cammino spiraliforme che ci porterà passo passo a tutte le nuove consapevolezze del caso.

Una cosa da fare però, che trovo personalmente molto utile, è capire quali ricordi siano reali o frutto di un’emotività fanciullesca disordinata e immatura. In poche parole, dobbiamo ricordarci costantemente che i nostri genitori, o qualsiasi persona ci abbia cresciuto, erano solo persone con un bagaglio e un’esperienza che probabilmente li aveva provati fin nel profondo. Forse erano persone ferite, forse dimenticate, e molte di loro hanno dovuto lasciare molto presto la fanciullezza, per ritrovarsi con responsabilità enormi sulle spalle.

Questo non ha certo aiutato la loro capacità di essere compassionevoli e comprensivi, anche se potrebbe sembrare il contrario.
Quando ti è stato insegnato ad essere sempre forte, a non piangere, a non essere bambino, a non mostrare emozioni… com’è possibile che loro comprendano emozioni e stati d’animo?

Bene, questa premessa era doverosa, anche se sono sicura che abbiate già compreso gran parte di quello che ho scritto, nel vostro vissuto.

Quindi come fare?

Dopo aver capito quanto sia importante togliere ogni responsabilità alle persone che ci hanno cresciuto, giunge il momento di essere madri e padri di noi stesse.

In poche parole, dobbiamo capire da sole chi siamo, e dobbiamo incoraggiarci da sole a capire che noi possiamo, senza aspettare che sia qualcun altro a dircelo.

Smettiamola di cercare in uomini distratti ed egocentrici il nostro “io posso”, nessuno di loro sarà utile, nessuno di loro ci guarderà davvero, nessuno di loro si accorgerà di quanto siamo belle, nessuno di loro ci amerà se noi per prime non troviamo la forza di essere il nostro padre buono. Da sole dobbiamo accorgerci del nostro valore. Dico poco vero?

Un modo che sto scoprendo perfetto per questo lavoro è la scrittura, nello specifico scrivere lettere a questi due importanti archetipi, guardandoli da un punto di vista diverso diventando noi stesse le madri e i padri che non hanno mai avuto, rincuorandoli di aver fatto un buon lavoro.

Non si tratta di perdono, il perdono secondo me è un’energia egocentrica, nello sciamanesimo l’errore non esiste e, anche se i nostri genitori sono stati dei pessimi genitori, avevano in qualche modo la missione di forgiare alcuni lati del nostro carattere che non sarebbero potuti emergere in un altro modo. Quindi, non c’è nulla da perdonare.

Fa schifo, lo so, tutte vorremmo che le nostre lezioni di vita ci fossero state consegnate in un modo piacevole e divertente, e forse per alcune di noi è stato così, ma più è grande il potere più è grande la responsabilità, diceva il nonno di Spiderman, ve lo ricordate?

Bene, vi voglio raccontare il lavoro che sto facendo nell’ultimo periodo: sto scrivendo lettere, lettere a mio padre, lettere a mia madre, lettere a me stessa quando ero bambina, lettere alla mia maestra, alle mie amiche di quegli anni, a tutte quelle persone che hanno fatto parte della mia vita e che credevo fossero state ostili, intransigenti, troppo severe e spesso distratte.

Togliendo loro tutta la responsabilità, solo per il semplice fatto di prendere coscienza che erano persone, punto. Con il loro bagaglio di gioie dolori e traumi. Trovando poi, nei dettagli dei ricordi che riaffiorano pian piano mentre scrivo queste lettere, tutte quelle risposte che cerco da una vita: chi sono? E posso essere chi sono?

Il mio non vuole essere un insegnamento da maestra, mi basterebbe essere la maestra di me stessa e sarebbe già un grande traguardo, quindi, non voglio essere la maestra di nessuno, ciò che voglio è solo condividere con voi qualcosa che ho scoperto nel mio personale peregrinare. Sperando vi sia d’aiuto.

Vi abbraccio con il cuore care donne e vi invito a conoscere il progetto che porto avanti con devozione e amore da quasi 7 anni: https://www.scritturasenzacensura.it/

Un abbraccio

Enrica (Prem Lagan)

 

 

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