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Pelle…

Quanto tempo ho trascorso a cercare il famigerato posto nel mondo, quel luogo metafisico dove sentirmi finalmente a casa, per non trovarlo mai davvero.

È stato un lavoro lungo ed è durato davvero troppo tempo. Tempo nel quale ero combattuta tra il senso del dovere e il senso del piacere. Non so se ti è mai capitato di sentirti scissa tra quello che sarebbe giusto fare e quello che invece vorresti fare. Io ero in questa sorta di condizione di squilibrio interiore quasi perpetuo, ero come il due di denari dei tarocchi sempre alla ricerca di quell’equilibrio che non trovavo mai.

Poi ho compreso, non c’era niente da tenere in equilibrio perché nulla è statico, l’energia si muove con un movimento ondulatorio e oscillatorio, i nostri stessi passi sono una continua perdita e acquisizione dell’equilibrio.

Una volta compreso questo ho lasciato andare le redini e ho smesso di esercitare il controllo sulla mia vita, realizzando che in fondo il controllo non l’avevo mai avuto. Semplicemente cercavo di trattenere, con stress e sforzo eccessivo, un cavallo selvaggio che comunque non avrebbe mai seguito i miei comandi.

Forse il simbolo del cavallo selvaggio può sembrare eccessivo ma spiega bene, metaforicamente parlando, quanto sia stato inutile cercare di direzionare gli eventi quando, in realtà, stavo solo tentando di accontentare tutti tranne me.
Clarissa Pinkola Estés ha spiegato bene questo stato di Burn-Out nella storia della donna-foca, la Selkie, nel suo libro “Donne che corrono coi lupi”. Avevo la sensazione di aver perduto la mia pelle, di essere lontana dalla mia vera casa.

“La nostra pelle è il più grande organo sensorio: ci dice quando abbiamo freddo, o troppo caldo, quando siamo eccitate o spaventate. Se una donna resta troppo a lungo lontana da casa, la sua capacità di percepire come si sente dentro, di riflettere su di sé e su tutte le altre cose, comincia a disseccarsi e a screpolarsi. Si trova nello “stato del lemming”. Non percepisce quel che è troppo né quel che non è abbastanza, non supera dunque le proprie barriere.”
Clarissa P. Estés.

So cosa si prova quando si smette di percepire come ci si sente dentro. L’esaurimento arriva per salvarci, e la cosa più sensata da fare è accoglierlo, fermarsi e ascoltarsi. Purtroppo, ci viene detto che dobbiamo stare bene per forza, dobbiamo prendere quella pillolina che ci farà stare meglio, oppure dobbiamo essere positive, sorridere, respirare e ringraziare la vita! Solo così potremo tornare a lavorare, ad essere attive in famiglia, ad occuparci dei figli a star dietro a tutto.
Se la donna si ferma, il mondo costruito intorno alla donna crolla, lasciamo che crolli, facciamo tabula rasa, rimaniamo a terra e, semmai, pratichiamo lo Yoga del “vaffa…”.

Accogliamo questo stato di burn-out con gratitudine e finalmente urliamo un sonoro: “basta, ora torno a casa! Mi sono rotta!” Già, siamo rotte, necessitiamo del nostro tempo per tornare integre.

La cosa più bella che può capitare a una donna è comprendere che la casa è la propria pelle, significa sentirsi bene e in pace con se stesse. Ecco che diviene necessario smettere di sacrificarsi in case-situazioni che non ci appartengono.

Se qualunque cosa tu faccia ti senti sempre inadeguata, insoddisfatta e stressata, forse è il caso di lasciare tutto, qualsiasi cosa tu stia facendo in questo momento, e scoprire se abiti una casa che non è la tua. Fermati, non importa se gli altri non capiranno, prenditi il tuo tempo, riprendi il contatto con la tua pelle, torna a casa…

 

“Per alcune, casa è la ripresa di un’antica impresa abbandonata. Ricominciano a cantare dopo aver trovato per anni ottime ragioni per non farlo. Si impegnano nell’apprendimento di qualcosa che un tempo avevano amato di cuore. Ricercano le persone e le cose perdute nella vita. Ritrovano la voce e scrivono. Si riposano. Si appropriano di un angolino del mondo. Mettono in atto decisioni immense o intense. Fanno cose che lasciano un’impronta. Per alcune, casa è un bosco, un deserto, un mare.”
Clarissa P. Estés

 

Enrica

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