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L’onestà narrativa. Il Vecchio e il Mare…

Un libro è principalmente legato al ricordo di un’emozione, quella stessa emozione che ce l’ha fatto scegliere.

Possiamo concentrarci anche sull’utilità di un testo, soprattutto se ci serve per fare studi e ricerche in merito ad un argomento da approfondire, ma anche in questo caso c’è qualcosa che arriva dalle profondità, possiamo credere sia frutto di rigorose riflessioni razionali e analitiche, ma c’è sempre un grosso pesce che emerge dalle profondità del mare.

Il Vecchio e Il Mare di Hemingway, mi serviva per fare una ricerca sugli stili narrativi dei grandi scrittori che avevano fatto la storia della letteratura, o almeno questo era l’intento ma ovviamente c’era molto di più anche se al momento non ne ero consapevole.

Ho iniziato a leggerlo concentrandomi soprattutto sulla tecnica del testo, beh, la mia attenzione sulle regole narrative è andata a farsi benedire dopo una decina di pagine.

Cosa mi ha catturato di questo libro?

L’onestà!

Il Vecchio e il Mare è un libro onesto, come solo un vecchio pescatore può esserlo. Un vecchio abituato a vedere sorgere e tramontare il sole da solo in mezzo al mare, con l’infinito come orizzonte e la profondità del mare come sfida costante tra le sue ombre e la sua stessa profondità; può solo essere onesto, vero, trasparente come l’acqua cheta.

 

Questo libro è un classicone, probabilmente è stato letto da mezzo mondo, non l’ho scelto per avvalorare un assioma, non mi interessa farlo. Ciò che voglio è capire perché, beh, l’ho capito subito,

 

Onestà.

Limpidezza.

Scrivere è trasparenza, immacolata trasparenza. Scrivere è porgere il proprio cuore.
Solo questo.

Portare se stessi con il nome di un altro, raccontare una storia che sia vera nella sua incorruttibilità!

In un mondo dove la narrazione è diventata un arma per nuocere al prossimo, libri come Il Vecchio e il Mare non verranno mai dimenticati, perché la sua purezza e gentilezza non verrà mai surclassata dalla narrazione dell’ipocrita.

Cito le frasi che mi colpirono in quel periodo, è passato molto tempo, non so cosa mi spinse a sottolinearle, probabilmente il grosso pesce che ogni tanto riaffiora dalle mie profondità…

Facciamogli credere che sono più uomo di quanto non lo sia e così lo diventerò.

 

È meglio quando si ha fortuna. Ma io preferisco essere a posto così quando viene sono pronto.

 

«Ho detto al ragazzo che sono un vecchio strano.» disse. «È questo il momento di dimostrarglielo.»
Le mille volte che già lo aveva dimostrato non avevano importanza. Ora lo stava dimostrando di nuovo. Ogni volta era una volta nuova, e non pensava mai al passato, quando lo faceva.

 

Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai.

 

Se avete dimenticato questo libro in qualche scaffale, riprendetelo, apritelo a caso, tornate a fare esperienza di una narrazione pulita e sincera…

Buona lettura!

Enrica

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