Racconti del fiume

Racconti del fiume

Prima parte.

Io trascorro come il tempo.
Non mi faccio domande, non indugio sulle passate rive.
Seguo il mio scopo, senza domande e senza affanno.
Accetto ciò che sono e con fiducia cammino senza sosta.

Ti voglio raccontare una storia.
Racconto storie da sempre e ancora prima.
Era il vento a portare le prime parole ed io continuavo il suo racconto ispirata dalla sua saggezza.
Anche i fiumi cantavano di luoghi lontani, terre magnifiche, animali e genti con i colori della terra e del cielo.
Le favole per bambini e le leggende sussurrate dai venti e dai fiumi che resistono nei secoli fino ad oggi, tutte, sono partite da una saggia che conosceva il loro linguaggio e, un bel giorno, ha cominciato a raccontare.

Io sono la Luna nuova che lascia il palcoscenico del cielo alle stelle e intanto stabilisce i nuovi inizi.
Sono la brezza che sussurra al tuo orecchio. Sono il tamburo atavico che ritma nel tuo petto quando scegli di essere te stesso senza paure e condizionamenti. Io sono la risata senza senso. Sono la vecchia dei tuoi incubi. Sono quei passi che senti dietro di te. Io sono tutto questo e molto altro.

Ora entra, togli davanti all’uscio le scarpe delle false credenze e accomodati.
Il camino è acceso e la poltrona comoda, vieni e siediti accanto a me. Nel fuoco sempre acceso degli assensi, butteremo tutto il ciarpame che ti sei portato. Uscirai integro e alleggerito.

È tutto pronto.
La storia che ti voglio raccontare parla di un uomo triste, forse il più triste che incontrerai in tutta la tua vita.
È di bell’aspetto, non più giovane ma non dimostra i suoi cinquant’anni. Capelli neri come la paura e occhi scuri come un’ombra sinistra.
È un uomo alla ricerca, nemmeno lui sa cosa cerca ma non smette mai.
Padre di una ragazza ormai da qualche tempo indipendente, nessuna moglie, nessuna compagna. Abita fuori città, in una casa modesta che ama molto perché tranquilla e isolata.
Questa è la facciata, ma nell’interno si nasconde molto di più.
Una domanda insiste nel suo pensiero da tempo immemore: io chi sono?
Puntualmente qualcuno risponde:
Sei un uomo solo!

Tristano, questo è il suo nome, si guarda allo specchio, si passa una mano tra i capelli folti e spettinati, si lava il viso e nemmeno oggi si rade. Gli piace la sua barba, gli da un’aria vissuta e misteriosa come un profeta.
Esce da casa con la borsa, dove tiene tutto quello che gli occorre per il suo lavoro e uno zaino dove ha messo pochi ed essenziali effetti personali.
Partirà per un viaggio, gli hanno dato solo un indirizzo e pochi soldi per le spese.
Non gli importa molto, non sarebbe la prima volta che dorme in auto o in una tenda.
Avverte una strana smania che reprime a fatica. La sua destinazione è il Po, deve fotografare scorci del grande fiume italiano per un articolo che parlerà di vecchie storie di alluvioni: com’era una volta e com’è adesso.

Arriva in un piccolo paese, l’aria è diversa da quella che respira di solito.
Tutto è tranquillo, la gente preferisce camminare o andare in bicicletta. C’è un vociare allegro di ragazzini, intenti a pescare nel vecchio canale d’irrigazione che prende l’acqua dal fiume. Ogni casa ha il suo giardino, gerani e surfinie penzolano dai balconi. Si sente profumo di pane. Qualcuno sta cucinando e l’odore di soffritto è forte nell’aria umida e densa di quella soleggiata domenica d’Aprile.

Tristano parcheggia l’auto davanti a un parco, i bimbi più piccoli sono accompagnati dai genitori, mentre i più grandi sono a giocare oltre la staccionata e a sporcare i vestiti della festa nell’erba umida.
Siede su di una panchina in disparte. Osserva e sospira.
Gli si avvicina una tortorina, intenta a beccare le briciole di qualche merendina mangiata in fretta.
La guarda con interesse e si mette in ascolto, come se avesse qualcosa da dirgli…

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