L’alba dopo una notte bianca. La runa Sol

L’alba dopo una notte bianca. La runa Sol

E poi sorge il Sole,
eppure sembrava la notte più lunga mai vissuta.
Fantasmi e bambini mai cresciuti che rubavano sguardi come se fossero biglie, per essere visti e pacificati.
Faceva paura quella casa dell’infanzia, con quelle parole mai dette dentro vasi e teiere, abbracci negati a prendere polvere insieme a quel vecchio orologio rumoroso.

Fui felice di lasciarla quand’ero ancora bambina
avevo l’arroganza di chi non sapeva nulla e credeva di saper tutto.
Non riconobbi Barbablù.
E gli consegnai ogni cosa.

Ma la notte è trascorsa, che importa se è durata una vita?
Vedo il sole salire da dietro il mare, lo sento sorgere dentro di me.


Non ci sono più coperchi a tenere nascoste le parole, il vecchio orologio è caduto dalla parete,
e gli abbracci sono tornati ai vecchi proprietari.
Vedo il Sole,
Ti sorrido e ti bacio.
Sposto coperte e apro finestre.
Ho grattato via croste e macchie antiche.

Il Sole è alto.
Sono nuova come lo è il giorno e sono vecchia come la Terra.
Ho la forza di tutte le donne del mondo.
Conosco i sentieri dei boschi,
Il fragore delle onde sugli scogli,
E le direzioni dei venti.
Lascio antiche stanze e apro nuove porte.

Il Sole splende e torno a camminare su strade sconosciute con piedi consueti.
Torno da me, libera!
Torno da me, innamorata!

Runa Sol, lettera S, la chiarezza dell’alba dopo i giorni incerti, la pacificazione delle ombre. Il Sole, la chiarezza che porta con sé gioia e dolore.

Enrica

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