Manuale di sopravvivenza per maghe “erronee”…

Manuale di sopravvivenza per maghe “erronee”…

… Che vivono in un appartamento lontano dal bosco, senza Grimorio né Calderone, che hanno sostituito le formule magiche con parolacce magicamente assestate e meravigliosamente alchemiche.

Devo essere sincera, mi sono un pochino stancata di certi consigli da “manuale del risvegliato” che vengono propinati un pochino ovunque e che forse ho dato anch’io, ammetto.

Perché queste chicche spirituali non fanno che aumentare la frustrazione alle donne che, come la sottoscritta, si devono guadagnare “il risveglio e il pane” facendo anche due lavori, senza nessuno che gli para il sedere, cercando di essere madri decenti non dico perfette ma almeno sane di mente (difficilissimo), e nel frattempo cercano di realizzarsi nella professione e anche come donne spiritualmente ben posizionate.

Super lavoro?
Abbastanza!

Comprendere intellettualmente le possibilità spirituali che esistono nelle crisi e nelle disillusioni non sempre rende più semplice fare i conti con la realtà, ma sapere che è un sentiero ben frequentato e un passaggio necessario, porta con sé un certo conforto e un certo coraggio.
-A Occhi Aperti di Mariana Caplan

Beh, non sempre la comprensione che le crisi e le disillusioni siano un passaggio necessario e ben frequentato, mi dà coraggio. Il “mal comune, mezzo gaudio” non mi è per niente di conforto.

Tuttavia, è vero, quello che non ti uccide ti fortifica o ti eleva spiritualmente, per carità nulla da ridire. Ma quando si finisce con l’accademia de “Le Legnate Illuminate”?

Lo so già, mi rispondo da sola…

La cattiva notizia è che stai precipitando, sei senza paracadute e non hai niente a cui aggrapparti. La buona notizia e che non c’è nessuna terra.
-Chögyam Trungpa Rinpoche

 

Quindi si precipita per sempre?

Oh caspita!

Cioè, se ho capito bene, si può precipitare urlando e imprecando sentendosi in balia delle eventi, oppure ci si può rilassare godendosi il volo?

Ecco, la seconda versione mi piace di più. L’intento è autoconvincermi a non credere che solo le batoste ti rendano consapevole e ti aprano le porte della conoscenza.
E poi, quanta conoscenza mi potrà mai servire?
Sto facendo ironia da due soldi, è solo stanchezza, ma davvero qualcuno dovrebbe cambiare questo paradigma, non se ne può più.

 

Il buddhismo tradizionale la chiama Infondatezza

La verità più grande è che non c’è nessuna sicurezza finale, niente che sia pienamente conosciuto, nessun ultimo terreno solido, niente che non svanirà. Il buddismo parla del fenomeno dell’infondatezza attraverso il principio dell’impermanenza, il riconoscimento che non c’è nessuna sostanza essenziale o concetto che sia fissato o che duri per sempre. Tutto è continuamente nel flusso ed è destinato a svanire.

Molto interessante, quindi anche le bollette, l’affitto o il mutuo sono destinate a svanire? Proverò a spiegare l’infondatezza ai fornitori di corrente elettrica, gas e acqua, anche alle banche!

A parte gli scherzi, davvero non è sempre facile rapportare questi concetti allo stile di vita occidentale e devo dire che spesso anche questo crea frustrazione, ma ho fatto esperienza parecchie volte dell’impermanenza e posso solo essere d’accordo.

Il concetto dell’infondatezza potrebbe essere piazzato, come un elefante in un negozio di cristalli, a rompere un po’ di quella sicurezza che ha chi crede di avere la verità in tasca e che dà soluzioni a tutti i problemi altrui senza pensare alle conseguenze.

Non capisci davvero cosa stanno passando gli altri finché non ci sei passato anche tu”

Qui la Caplan cita un suo insegnante americano di buddhismo tibetano, e non c’è nulla da dissentire in questo, anzi!
Anche se, la differenza la fa lo stato d’animo della persona, il grado di stanchezza, la capacità di concepire l’infondatezza (eh sì, per forza) e la lezione spirituale insita nella situazione dolorosa e difficile.

Ammetto, sto scrivendo sull’onda emotiva di donna stanca e disillusa da eventi alquanto difficili, ma c’è di buono che grazie a questo salirò di un altro gradino la scala verso l’illuminazione… evviva!

A questo proposito devo fare una doverosa precisazione, “A Occhi Aperti” di Mariana Caplan di edizioni Tlon è un buon libro, fatto di esperienze vissute e non di teorie prestate, una guida per cavarsela nella giungla degli innumerevoli percorsi spirituali e praticare un sano discernimento di alcuni di questi percorsi che di spirituale hanno solo il nome. Ed è questo quello di cui abbiamo bisogno, di vita vera e persone autentiche.

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Vorrei finire questo articolo con una notizia positiva, è nel mio stile, sono una visionaria, tutto sommato, una romantica visionaria, e voglio trovare un lieto fine a tutti i costi!

Un attimo lo sto cercando…

Non so se sia un vero lieto fine ma credo che, malgrado la mia poca propensione al credere facilmente alle teorie che girano sulla spiritualità, l’ideale da abbracciare oggi sia quello di fare esperienza di se stesse superando limiti e paure, attraverso una sana e consapevole auto-narrazione che dà torto a tutte le teorie precostituite dal vissuto pregresso.

Fate come l’elefante nel negozio di cristalli, un passetto di qua, un colpo di sedere di là e distruggete tutto!

E poi?

E poi boh! Non c’è niente di vero e niente di scontato, soprattutto per quanto concerne la paura e i conseguenti limiti.

Enrica

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