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La Llorona

La leggenda della Llorona, nelle sue diverse versioni, narra di una donna che uccide i propri figli per gelosia, o per tenere accanto a sé il suo amante, in un’altra versione li uccide per punire il marito che la lascia per un’altra donna, come il mito della greca Medea.

Nei secoli, la storia della Llorona, è diventata un racconto del terrore, o esempio della donna crudele e squilibrata, schiava dei propri istinti.

In realtà, se si fa una narrazione di tipo metaforico, si nota un messaggio di tutt’altro tipo.
I figli possono essere l’analogia del potere creativo femminile. L’arte e la personale vocazione, soffocata e uccisa nelle acque torbide delle emozioni di privazione e dalla falsa credenza, totalmente maschilista, del bisogno di compiacere e piegarsi per agevolare la manifestazione del patriarcato e del maschile castrante.

La Llorona si priva del proprio potere creativo per ottenere attenzione, importanza, adulazione dalla società; impersonata nella leggenda dal marito o dall’amante.

La Llorona non può vivere senza la sua creatività, senza la sua libertà e senza la manifestazione del suo Sé, e si uccide. Quante volte ci siamo uccise per compiacere qualcuno o un ideale sbagliato, solo per ricevere consensi e gratificazioni.

Ci siamo uccise svendendo il nostro corpo, nascondendo la nostra intelligenza, e regalando la nostra creatività a chi l’ha sminuita o se n’è impossessato.

Ci hanno ucciso (purtroppo non solo metaforicamente) trattandoci come oggetti, spegnendo il nostro fuoco rivoluzionario, ridicolizzando la nostra creatività e le nostre capacità.

Sento il pianto inconsolabile sulle rive del fiume, mentre con le sue lunghe dita scheletriche, la Llorona, cerca sul fondo il proprio potere personale.

Enrica

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