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Tristano e Isotta. Amore e Disobbedienza.

Quanto potrei dire! Quanto!
E degli uomini, che sempre,
contro tutti i sentimenti,
contro senso, per il nuovo
hanno in spregio esser costanti.

Ecco: uno che l’amore lega in lacci,
mentre crede di disciogliersi!

Ed un altro lascia indietro la passione
e ritrova avanti uguale una doppia pena!

E un altro vuole la vendetta
e ottiene turbamento!

E un altro ancora cerca invano di potere liberarsi,
mentre è schiavo!

E Tristano vuol lasciare un amore,
sradicarlo dal suo cuore…

La leggenda di Tristano e Isotta è una delle più passionali, tristi e sfortunate che si siano mai raccontate, o almeno così sembra.

Poeti, Bardi e Cantastorie la portarono ad un considerevole successo di pubblico nel XII secolo, ma qualche studioso ipotizza che, a favore delle origini celtiche, questa storia sia nata come poema tramandato a voce molto tempo prima, forse nel IX secolo.

Si racconta inoltre che le versioni narrate e scritte nel XII secolo siano rivisitazioni personalizzate dagli stessi poeti, i quali modificarono a loro piacimento il significato della leggenda, forse per sottostare a regole, credenze e costumi dell’epoca appena citata.
Un’epoca in cui il patriarcato, rappresentato dalla figura autoritaria del re, aveva messo salde radici.

E il re possiede la mia vita,
il mio piacere!

Ed è suo quello che è mio.
Che fu mio! Che ora abbandono.
Non lo posso avere.
Isotta mi ha dimenticato…

 

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Tristano e Isotta

Tristano era il figlio della sorella di re Marco di Cornovaglia la quale morì di dolore, per aver perduto il suo sposo, poco dopo aver dato alla luce il piccolo. Da qui le origini del suo nome.

L’orfanello fu cresciuto da cavalieri, cacciatori, musicisti e sapienti del regno, diventando un uomo dalle tante virtù.

La storia proseguì tra mille avventure e sventure fin quando Tristano venne ferito in battaglia da un’arma avvelenata e, per sopravvivere, dovette recarsi in Irlanda, patria di Isotta.

Solo la bella principessa lo poteva guarire, essendo esperta guaritrice e conoscitrice della sacra arte magica delle erbe. Grazie agli insegnamenti della regina, sua madre.

Tristano si ristabilì in salute e gli eventi sembravano volgere a favore, tanto che il bel giovane si offrì di insegnare la musica alla principessa come ringraziamento per le cure ricevute.
Ed ebbe così l’opportunità di rimanere accanto ad Isotta per un intero anno come maestro d’arpa e canto.

L’Arte si fa veicolo d’Amore… ma il senso del dovere veicola il dolore

La musica fu galeotta e i due giovani diventarono amici e confidenti, nelle stanze del castello risuonavano le note e la risata cristallina e melodiosa della bella principessa.
Il destino aveva tessuto i fili di questo incontro? Chissà…

Tutto sembrava perfetto, ma in verità Tristano aveva una missione da cavaliere del re di Cornovaglia: convincere la principessa Isotta a sposare re Marco per pacificare i due regni: Irlanda e Cornovaglia appunto, spesso in lotta tra di loro.

Il suo intento era nobile, e la bionda Isotta acconsentì.
Non si capisce bene il perché, forse più per lealtà verso l’amore mascherato da amicizia che sentiva per Tristano, o forse per rimanergli accanto in qualche modo.

Per rendere più sopportabile questo matrimonio combinato, la regina madre preparò in gran segreto un filtro d’amore da far bere alla figlia e al futuro marito.

L’unico modo, secondo la regina d’Irlanda, per evitare all’amata figliola una vita infelice accanto ad un uomo di cui non era innamorata.

La forza del Destino

Più gli eventi sembravano avversi, più il Destino entrava in azione… sì perché la volontà dei due innamorati, resi ciechi e insensibili da un eccessivo senso del dovere, non poteva nulla contro il disegno del Destino.
E così durante il viaggio, dopo una notte passata a chiacchierare amabilmente come erano soliti fare, Tristano e Isotta bevono per sbaglio la pozione d’amore.

E la loro granitica volontà di tener nascosto il sentimento che li univa, a causa del senso del dovere e della fedeltà ai loro re… si sgretolò.

Freni, blocchi e paure vennero spazzati via dalla potenza dell’amore e dall’ardente passione.

Il filtro d’amore

Questa leggenda nasce in un periodo storico in cui le donne esercitavano la conoscenza sacra della guarigione, anche e soprattutto con unguenti, filtri e misture di erbe medicamentose.

A quel tempo la magia era ancora arte sacra ed era normale parlare di pozioni e incantesimi, ed era normale credere nella potenza dei filtri d’amore.

Tuttavia, mi sento di dare al filtro d’amore un significato meno magico o fatalista, potrebbe essere stato piuttosto una sorta di espediente letterario per avere il benestare dalle autorità del periodo, rappresentate dal re.

Che significa?
La leggenda è alquanto sovversiva e disubbidiente, s’immagini l’importanza che aveva il re nella società di quell’epoca, il quale aveva pieno potere anche sulla divulgazione degli scritti, e sulla vita stessa del popolo.

Quindi raccontare una storia dove il protagonista maschile si mascherava e creava artifici per incontrare la sua amante, la quale era la regina moglie del re, poteva essere alquanto mal visto dalle autorità regnanti.

Questi espedienti letterari erano molto usati dagli autori più ribelli.
Un autore geniale che usò questi escamotage letterari per narrare una storia rivoluzionaria, fu anche Miguel de Cervantes col suo “Don Chisciotte” pubblicato nel 1605; nessuno avrebbe potuto sospettare niente di rivoluzionario se il personaggio fosse stato descritto come un folle.

E in “Tristano e Isotta”, chi avrebbe avuto da ridire su questa storia d’amore “licenziosa”, se i due amanti fossero stati loro stessi vittime di un filtro d’amore bevuto per sbaglio?

Sono supposizioni ma potrebbe essere stato, a quel tempo, l’unico modo per raccontare queste leggende dissidenti.

La Passione e il Desiderio

 

Io sento gran dolore
ed infelice
solo in sogno, in sogno
posso rivedervi.

A voi conviene aver gioia,
aver bene!

Tremo per il desiderio del tuo corpo!
È solo un sogno
solo un sogno.

 

I due amanti, divisi dalla loro stessa mente e dalla società in cui vivono, bruciano di passione. Non è possibile rinunciare al loro amore e il desiderio è talmente forte che non riescono a sottrarvisi.

Il più citato sotterfugio che fu usato da Tristano, per incontrare Isotta in segreto, era il travestimento. Come se l’innamorato avesse bisogno di uscire da se stesso, dal ruolo di cavaliere fedele per essere il vero sé, e seguire senza indugi le indicazioni del suo cuore.

È abbastanza palese come gli autori dell’epoca avessero cercato di divulgare un messaggio disfattista sul desiderio e sul sentimento, narrando a tal proposito vicende di castighi e dolori.
Relegando l’amor passionale a una sorta di malattia mentale, sciagura, o addirittura opera del demonio e di qualche maleficio.

La Disobbedienza

In verità l’amore è la forma di ribellione più forte che si possa mai provare.

È dall’amore che nasce l’arte e la creatività in genere, esse stesse sono forme di rivoluzione che spesso hanno cambiato gli individui, le comunità, riuscendo a sovvertire il pensiero delle masse.
Innescando così il principio della Disobbedienza.

L’Amore supera ostacoli altrimenti insuperabili, è come uscire dalla gabbia della mente, la quale racconta spesso un sacco di bugie pur di farci rimanere nel conosciuto e in situazioni sempre uguali e ripetitive, le uniche che riesce a capire e manovrare. Anche se infelici.

Eppure quando meno ce lo aspettiamo, beviamo per sbaglio il filtro d’amore, e tutto cambia…

Enrica

 

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